Recensioni Giovanni Zavarella

Il Paesaggio non di rado è stato un elemento di grande fascino per i pittori. Sin dalle fasi della pittura primitiva il panorama e la sua flora hanno ispirato tanti artisti. Non c'è secolo pittorico che non registri creativi che si sono interessati a rappresentare e a trasfigurare in immagini ciò che l'occhio e il cuore vedeva e percepiva . Magari nell'accezione locale e provinciale. Basti pensare al ciclo giottesco ad Assisi, al Perugino, a Gozzoli per comprendere quanta importanza ha avuto il paesaggio nella composizione pittorica. Ed oggi sono tanti coloro che si lasciano trasportare dalla bellezza del paesaggio umbro. Più importanti e meno irnportantì. Una di queste voci locali che visuallizza e e interpreta l'incanto e la magia del paesaggio che perimetra il lago Trasimeno è Iro Goretti. Che dal privilegiato osservatorio, una delle morbide colline circostanti, visualizza con occhio e cuore innamorato, le mosse chiome di filari di olivi che dolcemente s'inerpicano e manti di eriche in fiore accuratamente pettinate da un meticoloso pennello che nulla lascia all'immaginazione. Iro Goretti che ricorda per la panicità delle sue colme distese umbre, I'esito di un artista nazionale quale è Azzinari, propone risultanze di rara fattura e di una tenerezza estetica che rimanda alla poesia del paesaggio. Laddove si scoprono discreti sentieri e musicali ruscelli che scendono a valle per ricongiungersi innamorati al Trasimeno. La pittura di Iro Goretti non intende sommuovere le cerebralità e le ragioni di una pittura engagée. Si limita a proporre la bellezza di esplosioni floreali dove insorgono il rosso incendiato del papavero o il giallo corposo e turgido delle ginestre. E' pittura che colpisce l'occhio e il cuore. Per offrire generosamente sensazioni ed emozioni di bellezza. Senza la presunzione di progettualità concettuali . Per esorcizzare per un momento le ambasce del quotidiano, per dimenticare la violenza del quotidiano, per nascondere la barbaria di un radente pragmatismo che tende a spingerci nell'utilitarismo. Nel vuoto evasivo, nell'effimero senza bellezza. E in tempi come i nostri il disegno minore, che minore non è, di farci godere un attimo di pura bellezza, non è cosa da poco.

Giovanni Zavarella

 


 

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